La società contemporanea è la più tecnologicamente mediata che il genere umano abbia mai esperito, ed è facile capire che se è vero l’assunto secondo cui attraverso i digital media, “viviamo in pubblico” è altrettanto vero che come completamento della nostra life timeline muoriamo anche in pubblico, modificando in maniera sostanziale quello che è il rapporto tra vivi e morti ed i meccanismi di celebrazione del lutto. In altre parole se come sostiene Danah Boyd “siamo tutti autori delle nostre biografie digitali”, allora lo siamo anche per i nostri epitaffi
Lo spazio digitale propone un superamento della dicotomia moderna proposta da Baudrillard tra separazione della città intesa come luogo dei vivi ed il cimitero inteso come luogo dei morti, che devono necessariamente rimanere separati e distanti a legittimazione di un tabù della morte tipico della società occidentale oltre che del cimitero inteso come luogo di segregazione.
Il processo di burocratizzazione della morte e del momento del trapasso messo in atto dalle strutture ospedaliere o le imprese di pompe funebri evidenzia ulteriormente la necessità di tale separazione.
Nei social network, particolarmente in Facebook, il costante aumento dei profili dei defunti, pone in maniera forte la questione di come sia possibile la condivisione di uno spazio comune tra vivi e morti e di come le narrazioni della vita quotidiana si intreccino con i meccanismi del ricordo e del lutto.
Lo spazio del network può essere così considerato un spazio eterutopico (Foucault) al tempo stesso connesso e sospeso capace di mettere in comunicazione altri spazi rendendo così evanescente lo spazio dei vivi e quello dei così detti defunti.
Il lutto non appare più necessariamente come un processo di elaborazione e superamento del dolore della separazione che attraverso varie fasi (negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione ) ma come un continuum dialettico tra il desiderio di ricordare ed il diritto a dimenticare generando un interazione costante tra le digital footprints del defunto e la comunità di coloro che commemorano il ricordo. Questo continuum non solo pone l’attenzione sul rapporto incanto - disincanto del mondo (postmodernità vs modernità), ma anche su come in strutture burocratiche e gerarchiche, i database di Facebook, emergano spazi di irrazionalità e possibilità di reincanto, che in uno spazio limbico ipotizzano il superamento del tabù della morte attraverso il perpetuarsi di possibilità di commemorazione e di scambio, come i processi di “senso” e di superamento dell’ “osceno” del morire (DeCerteau) reso possibile dalla scrittura.